The 600 favelas of Rio

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Friday, 24 January 2014

The 600 favelas of Rio

By Albert Garcia & Suari


On the 19th century a group of Brazilian soldiers, together with some slaves who just received their freedom decided to create a new settlement next to the city of Rio. The same happened on many different cities around Brazil; however Rio de Janeiro still has the highest amount of the so-called “favelas”. They have been growing in number and size; a wide range of different factors have been affecting the introduction of more population to these slumps. Housing prices on the city, the arrival of immigrants, urbanization, unemployment, rural exodus… are examples of the factors happening on the XX which lead to the creation of the 600 favelas that Rio has today. These suburbs next to the metropolitan city are organized between them and the city government did not take them into account much.
However since 1970s they have been famous for the gangs, dugs-dealing and the violence onsite; that’s why some programs have been made to ensure the development and cleaning of the favelas (Comitê para Democratização da Informática, 1997), but they were not very successful. The gangs inside the favelas are very organized and even the police or the army has trouble of going into them.








A few years ago the World cup of 2014 and the 2016 Olympic games were given to the city of Rio; the government, with the purpose of giving a good image of the city had to clear up the favelas. A Police pacification Unit has been introduced to fight the gangs and, many different programs will be undertaken in order to pacify the suburbs of the “City of God”. The government expected that the two massive sports events would bring wealth to the city and not very skilled jobs for the poorer people. However most of the Brazilian people are not seeing the changes and with less than a year for the first event they guess that it is only a distraction for the civilians: being focused on the football they will not think of the hard reality. 
To promote the world cup, which needs huge stadiums and an improvement on the infrastructures of the country; cuts on sanitation and services have been made. Furthermore some people from the favelas have been dislocated of their homes to create a “better environment”, as the Sports and leisure minister says. Housing of people is also destroyed every day for the need of space to create stadiums. The indemnities are practically null, attempts are made for the residents to build new homes, but most of them are relocated outside the city. After all the changes that are being made the favelas are still very dangerous and the drugs are part of the every-day.
In fact, there is also a good side of the changes occurring on the Favelas of Rio; A part of the cleaning which could be good for the tourists, the levels of crime exist, but they are much lower. The gangs on the favelas understand that the tourism is a great income; therefore they respect them and try to deal with them to economically. They learned that is better for the present and for the future to sell products and services instead of committing crimes to their main source of income.
In conclusion, we could argue that the situation of the favelas in Rio has been lasting for a very long time, and it seems it will lasts for some longer. However new regulations are being implemented to clean up the suburbs with despair success and acceptability from the locals. It will be important to look over 2016 to see which is the future for the favelas on “The city of God”.


Tuesday, 2 April 2013

Young Enterprise, start something


Da quest'anno io, autore di Cubiform, mi sono trasferito in Inghilterra per studiare il Baccalaureato Internazionale (IB). 


La scuola inglese (statale) ha offerto ad un gruppo di studenti, del quale io facevo  parte, la possibilità di partecipare al progetto della "Young Enterprise", programma organizzato dall'omonima società senza fine di lucro di cui vedete il logo qui accanto. 


Spiegato semplicemente, noi studenti dovevamo mettere in campo tutte le nostre idee, la nostra voglia di fare e anche del tempo nella creazione e nella gestione di una piccola impresa.
Ogni settimana per quasi sei mesi passavamo un'ora in più a scuola per trovarci e fare ciò che in italiano chiameremmo cda -ovvero un semplice meeting  durante il quale  discutevamo della salute dell'azienda, dei nostri impegni a breve e medio termine e dei compiti che ciascuno di noi doveva completare per far funzionare al meglio l'"enterprise". 


Questa società no-profit, la Young Enterprise, lavora ormai da più di 50 anni nel Regno Unito, in questo settore, offrendo ai giovani studenti la possibilità di entrare nel mondo del business in maniera tutelata, con la supervisione di un professore ed di un "business advisor" (un professionista esterno che consiglia i membri su quale scelta possa essere la migliore -anche se poi alla fine l'ultima voce rimane ai soci dell'impresa,cioè ai ragazzi) .

Ciò che noi ragazzi abbiamo creato non è altro che la simulazione di una vera azienda;non eravamo realmente registrati nell'elenco delle società, però l'ente "Young Enterprise" ci aveva dotati di assicurazione e simulava il governo nell'imporre tasse ed imposte.
 Per il resto poi eravamo liberi di commerciare tranquillamente all'interno dei limiti di legge e  di quelli imposti dalla "Young Enterprise" stessa.



La parte più interessante di tutto questo progetto é la competizione con altre piccole imprese di studenti che frequentano scuole della stessa area.
 La "Young Enterprise", infatti,  organizza diverse giornate dove tutte le piccole imprese della stessa zona geografica sistemano dei banchetti in un centro commerciale e vendono i loro prodotti al grande pubblico.
Alla fine di queste giornate vengono eletti i migliori in diverse categorie.
Un altro segmento della competizione consiste nella presentazione finale della propria azienda e di tutto il cammino compiuto da essa nel corso dei mesi. L'azienda vincitrice poi prosegue nella competizione sfidando altre aziende a livello regionale, per poi finire a Londra per la finale nazionale.



In un paese come l'Italia, dove la maggior parte dell'occupazione è creata  da piccole-medie imprese, personalmente, credo e che un progetto del genere, adattato e presentato per esempio ai ragazzi dei licei e degli istituti professionali, possa  aiutare a  far conoscere come funziona un impresa, in modo da avvicinare i giovani al mondo del business già dai i banchi della scuola superiore. 

E chi lo sa, magari, che finiti gli studi, proprio quegli  studenti  non decidano di dare  davvero dare vita alla loro impresa, senza dover andare alla ricerca disperata di un’occupazione.

Friday, 29 March 2013

Il boom delle banche in Africa.

Il fascino che esercita il mercato africano è alto, specialmente nel settore bancario, e sopratutto il suo potenziale è enorme, se consideriamo che in questo momento in Africa abitano un miliardo di persone. 

Tuttavia è presente una spaccatura in termini di sviluppo del settore bancario, infatti per esempio in Sud Africa a Johannesburg  (vedi foto) si trova uno dei centri bancari più sviluppati del continente, con grattacieli ed uffici con aria condizionata, quando al tempo stesso tuttavia a qualche fermata di autobus di distanza c'è povertà, miseria ed arretratezza finanziaria, con persone che ancora conservano i soldi sotto il materasso, tanto per farci un' idea. 

Analizzando un attimo le statistiche si vede che in Africa sub-sahariana solo un quarto degli adulti possiedono un conto corrente e invece solamente il 3% possiede una carta di credito. La sfida quindi è di coinvolgere nelle attività bancarie il resto della popolazione ancora non munita di conto corrente, in maniera proficua per le banche. 

© The economist
Per quanto questa sfida possa sembrare difficile a prima vista, molti istituti di credito si sono mossi in questo senso creando sistemi di gestione del conto corrente attraverso il proprio telefonino.

Nonostante tutta questa arretratezza possa sembrare un enorme ostacolo per lo sviluppo bancario i sistemi finanziari in Africa hanno fatto passi da gigante negli ultimi vent'anni, e sono riusciti a rimanere immuni alla crisi dei derivati e hanno continuato a lavorare con aziende internazionali, presenti sul territorio, erogando, secondo le stime della Bei (Banca europea per gli investimenti) dal 1963 ben 14 miliardi di euro. 

Sul tutto il territorio non sono affatto presenti filiali di banche italiane, tuttavia si trovano sportelli della banca inglese Barclays e delle francesi BNP Paribas e Société Générale; nei vari paesi sub-sahariani si trovano poi le banche sud africane, paese in testa per importanza nel settore, seguono gli istituti delle isole Mauritius, Nigeria e Kenya. Degni di nota sono anche altre banche con sede in Nigeria la "United Bank of Africa" e la "Bank of Africa" con sede in Mali ma presente in numerosi paesi circostanti. 


In ogni caso come detto all'inizio c'è ancora un incredibile potenziale da sprigionare, l'economia del continente sta crescendo, e con questa anche le banche, non mancano infatti gli investimenti europei volti a far crescere questi istituti di credito e di conseguenza mettere a disposizione alle medie e piccole aziende africane capitali sufficienti per crescere e diventare importanti. 

fonti:

economist.com
ilsole24ore.com

Monday, 20 August 2012

Suez, storia d'una meraviglia ingegneristica.

La necessità di un collegamento tra il mar Rosso e il Mediterraneo non sorse solo in epoca moderna, ma anche i popoli che anticamente abitavano l'odierno Egitto risentirono dell'ostacolo naturale tra i due mari. Fu Necao II (conosciuto anche come Nechao II o Necos, sesto sovrano della XXVI dinastia) nel 600 a.C. il primo a iniziare i lavori di costruzione anche se non li portò a termine. Quando l'Egitto passò sotto il controllo del re persiano Dario I si riprese a scavare per volontà dello stesso sovrano. Sotto l'impero persiano il canale (che però non era collegato direttamente al mediterraneo ma al fiume Nilo) rimase percorribile ma con l'arrivo dei Romani cadde in disuso. A voler ripristinare il canale molti secoli dopo fu Napoleone che
però non iniziò i lavori a causa di un errore commesso dai suoi geometri che stabilirono un dislivello di ben 10 metri tra i due mari, quando in realtà era trascurabile. Nel 1833 fu presentato un primo progetto al re egiziano da Prosper Enfantin che inoltre si accorse dell'errore nel conteggio del dislivello. I lavori di costruzione iniziarono nel 1859 e finirono dieci anni dopo nel 1869. A progettare l'intera opera fu l'ingegnere trentino Luigi Negrelli, che non solo non la vide ultimata ma morì perfino prima dell'inizio dei lavori. Il canale fu inaugurato in pompa magna il 17 novembre 1869 alla presenza dell'allora imperatrice francese Eugenia. Da allora il canale è aperto e percorribile in tutti i suoi 163 km in entrambi i sensi. Secondo la convenzione di Costantinopoli siglata nel 1888 il canale è definito "zona neutrale" e quindi è percorribile sia da navi civili che militari sia in tempo di pace che di guerra anche se nel 1975 su chiuso a causa della Guerra dei Sei Giorni, che impegnò anche l'Egitto.

Tuesday, 12 June 2012

Perché il gelato provoca mal di testa?

Alcuni ricercatori dell'Harvard medical school di Boston tra i quali Jorge Serrador hanno presentato all'Experimental Biology di San Diego i risultati dei loto studi sui dolori alla testa provocati dal gelato.


Non solo il gelato provoca queste emicranie ma anche i ghiaccioli e tutte quelle bevande che al momento del contatto con il palato hanno una temperatura molto più bassa di quella media corporea. La causa che determina questo fenomeno è l'improvvisa dilatazione dell'arteria cerebrale anteriore, che trasporta il sangue verso una determinata parte del cervello. La dilatazione di questo vaso sanguigno è chiaramente causata dalla variazione di temperatura.


Il nostro cervello è un organo che soffre molto anche minime variazioni di temperatura, e di conseguenza questa reazione ai gelati non è altro che una mossa di auto-difesa, infatti dilatandosi l'arteria cerebrale anteriore aumenta l'afflusso di sangue (caldo) nella zona di cervello più vicina al palato. 


L'emicrania è pertanto causata dall'aumento di sangue nella scatola cranica, per fortuna questi mal di testa durano pochissimi minuti in alcuni casi anche secondi. 


I ricercatori americani per dimostrare tutto questo hanno somministrato a 13 volontari, grazie ad una cannuccia puntata direttamente verso il palato, prima dell'acqua fredda e successivamente sempre acqua, questa volta a temperatura ambiente. Infine grazie ad un doppler transcranico i ricercatori hanno osservato "in diretta" cosa accadeva nel cervello dei volontari al variare della temperatura dell'acqua somministrata. 


fonte: focus.it



Thursday, 31 May 2012

I Fugger, Rockefeller del rinascimento.

I Fugger furono la più importante famiglia di banchieri ed imprenditori tedeschi tra il '400 e '500. Grazie al commercio tessile e ai proventi minerari accumularono un capitale finanziario incredibile, che finanziò attività di papi ed imperatori durante il Rinascimento.


La banca dei Fugger, nata diversi decenni dopo quella dei Medici, ma ben più ricca e potente di quella che Giovanni e Cosimo avevano fondato in Italia. Questo grosso impero finanziario raggiunse l'apice con Jacob Fugger detto "Il ricco". 


La famiglia Fugger nel 1500 divenne famosa per i finanziamenti alle corone europee e sopratutto alla Santa Sede, infatti giusto per farsi un'idea tra il 1505 e 1506 finanziò l'istituzione del corpo delle Guardie Svizzere come corpo militare alle difese del pontefice. 


Il capostipite della famiglia, Hans, si trasferì nel 1368 dalla regione della Svevia ad Augusta, dove avviò un impresa che si occupava di produzione e commercio di tessuti. Questo prosperoso "business" permise alla famiglia di accrescere il proprio capitale nel corso di varie generazioni. 


Uno dei simboli dell'antico splendore economico di questa famiglia visibile ancora oggi è il cosiddetto "Fuggerei" consiste in un quartiere residenziale (vedi foto) fondato nel 1521 da Jacob Fugger (Il ricco) nella periferia della città di Augusta dove risiedeva la famiglia di banchieri. Queste abitazioni venivano assegnate a cittadini delle classi più povere e quindi fungevano da vere e proprie case popolari. E questa è la loro funzione anche oggi, infatti può sembrare strano ma questo complesso residenziale non ha mai smesso dalla data della sua fondazione di accogliere indigenti di Augusta che per 1 fiorino renano (oggi € 0,88) all'anno ottenevano un'abitazione.

Tuesday, 29 May 2012

Che cosa fare in caso di terremoto.

Continuano ad essere frequenti le scosse di terremoto nel nord Italia, i telegiornali non parlano d'altro: edifici crollati, feriti e morti sotto le macerie. Anche qui a Verona abbiamo sentito le diverse scosse (per dimostrare la frequenza di questi terremoti anche ora che sto scrivendo il post, per circa 10 secondi ha tremato la scrivania, nessun danno, ma il continuo susseguirsi di queste piccole/medie scosse destabilizza i nervi). Ma dunque che cosa bisogna fare durante e dopo una scossa di terremoto? E soprattutto cosa NON fare? 


Il sito della protezione civile consiglia durante una scossa di terremoto di avvicinarsi, se ci si trova in un luogo chiuso (es. ufficio, abitazione ecc.), ai muri portanti (che di solito sono quelli più spessi) o posizionarsi sotto una trave. Un altro consiglio utile è quello di proteggersi sotto un tavolo o comunque un mobile resistente. È assolutamente consigliabile stare lontani da finestre, specchi o mobili che potrebbero cadere o nel rompersi ferire. Se ci si trova all'esterno in auto o a piedi è meglio allontanarsi da qualunque edificio, linea elettrica e perfino dagli alberi. 


E dopo il terremoto? Dunque se ci si trova all'aperto si deve verificare lo stato di salute delle persone che si trovano nelle vicinanze, senza però scavare tra le macerie o entrare negli edifici danneggiati. Se invece ci si trova all'interno di un edificio si dovrebbe evacuare con calma ed ordine, indossando anche le scarpe (i vetri possono ferire i piedi). Una volta all'esterno dell'edificio bisogna raggiungere uno spazio aperto lontano da edifici. 


Consiglio inoltre, specialmente durante la notte, di non chiudere le porte completamente, infatti se uno degli stipiti si muove può bloccare la serratura intrappolando chi si trova all'interno della stanza. 


Per altre informazioni: www.ingv.it ; www.protezionecivile.gov.it



Monday, 28 May 2012

Khan academy, il paradiso degli studenti.

Ho scoperto qualche giorno fa l'esistenza di questo sito internet e ne sono subito rimasto colpito, anzi direi affascinato. 


Questa "accademia" on line nasce nel 2006 con l'obiettivo di facilitare l'apprendimento a chiunque, dovunque di discipline come la matematica (algebra, trigonometria ecc.) fisica, storia e tante altre. Il suo fondatore Salman Khan (da cui Khan Academy) è un facoltoso ingegnere laureato al MIT che ha deciso di pubblicare le proprie lezioni di matematica sulla piattaforma YouTube dovendole condividere con alcuni suoi familiari. La popolarità di queste lezioni on line crebbe così tanto che Khan creò appunto questa accademia on line e da allora migliaia di studenti seguono, da qualunque capo del mondo, le sue lezioni. 


Chiaramente tutti i contenuti e i video sono in lingua inglese, alcuni sono sottotitolati e comunque con un po' di esercizio nell'ascolto e l'integrazione delle immagini del video anche chi non conosce bene l'inglese può raggiungere un buon livello di comprensione. 


Io mi sono registrato ed ho subito iniziato a vedere molte lezioni, di sicuro per uno studente di liceo scientifico come me la spiegazione di come si risolve un'equazione di primo grado è un po' noiosa ma si trovano anche argomenti più complessi o per non rimanere in campo matematico si può vedere una lezione di storia (per la cronaca ho appena finito di vedere la lezione sulla guerra in Corea). 



Monday, 7 May 2012

Wikipedia siamo noi.

Wikipedia, la celebre enciclopedia on-line, è arrivata in Italia nel Maggio del 2001 quando invece il progetto inglese di questo sito collaborativo era iniziato diversi mesi prima. 


La versione italiana di Wikipedia, com'è scritto proprio nella stessa enciclopedia, non è una semplice traduzione di quella inglese, ma invece la maggior parte delle voci sono state scritte da utenti italiani, che, in alcuni casi comunque hanno tradotto alcune parti dalle versioni di Wikipedia in altre lingue. 


Ma dunque chi ha scritto Wikipedia? La risposta è molto semplice ad averla scritta sono semplici persone come noi (io stesso per la cronaca ho scritto diverse voci da zero e ultimamente mi occupo del controllo delle ultime modifiche). 


Ma allora i contenuti sono attendibili? Si e No, poiché concedendo a chiunque la possibilità di modificare liberamente i contenuti dell'enciclopedia non si può avere una accuratezza scientifica di tutte le voci. Tuttavia il numero di utenti esperti nei vari campi trattati permette di avere una grande quantità di informazioni e dettagli. 


E se io volessi partecipare? Accomodati sono più di settecento mila gli Utenti registrati e quasi nove mila quelli che hanno partecipato con almeno una modifica nell'ultimo mese. Non avere paura di apportare qualche modifica, i membri più esperti inoltre potranno aiutarti e rispondere alle tue domande, la comunità italiana di Wikipedia è molto attiva e simpatica e sempre aperta a "new entry". 


Bisogna essere dei professori o ricercatori per inserire dei contenuti su Wikipedia? No, non serve alcuna certificazione o titolo di studio è necessario avere una buona conoscenza in un certo campo come l'informatica, la letteratura, la storia, ecc. Una cosa davvero importante però è non arrecare danni all'enciclopedia e quindi al duro lavoro di diverse persone. Se inoltre non sei sicuro che un contenuto sia corretto non inserirlo ma chiedi informazioni nella pagina di discussioni collegata ad ogni voce. 

Posso aiutare Wikipedia solo creando o modificando voci?  No, Wikipedia è gestita dalla Wikimedia Foundation un'organizzazione non-profit che è mantenuta da donazioni provenienti da tutto il mondo, così anche con pochi euro si può aiutare un grande progetto che ha cambiato il mondo e ci permette di avere accesso all'intera conoscenza umana.